Scienziati endocrinologi riuniti al San Raffaele Roma indicano la Vlckd come un approccio valido per arginare diverse patologie

Scienziati endocrinologi riuniti al San Raffaele Roma indicano la Vlckd come un approccio valido per arginare diverse patologie, compresa l’obesità e le malattie che ne derivano. Peraltro, gli esperti sottolineano che l’obesità è il vero problema da affrontare e risolvere se si vuole evitare il default del SSN

“L’obesità è una malattia e andrebbe inserita nei Lea. È necessario un investimento pubblico per la prevenzione generale che può trovare nella terapia chetogenica uno strumento efficace. Peraltro – ha sottolineato il rettore dell’Università telematica San Raffaele e presidente del Comitato tecnico scientifico dell’IRCCS San Raffaele, Enrico Garaci - in Italia è particolarmente preoccupante l’alta incidenza di obesità anche in età infantile e le relative comorbilità”.

“Il SSN discrimina i pazienti obesi e non considera che le cause non hanno a che fare con vizi o distrazioni del paziente. La battaglia all’obesità è la madre di tutte le battaglie. Questa malattia precede di 20-30 anni lo sviluppo di patologie cardiovascolari, diabete, malattie degenerative e cancro. Invece di curare solo a valle il problema, affrontiamolo a monte. La dieta chetogenica personalizzata – afferma Annamaria Colao Presidente eletta della SIE 2021-2023 - può essere un valido strumento. Siamo in un’epoca di medicina personalizzata e ciò che va bene per un paziente non può andare bene per tutti.

“Tra le malattie sociali con cui l’endocrinologia si è dovuta confrontare c’è ovviamente l’obesità, che va ribadito: è una malattia, nonostante questa cosa sia costantemente rinnegata anche con considerazioni che la genetica e l’epigenetica stanno dimostrando essere un errore clamoroso. – sottolinea Andrea Lenzi Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza presso la Presidenza del Consiglio - I numeri europei dell’obesità sono spaventosi”. Il sovrappeso e l’obesità sono ritenuti responsabili dell’80% dei casi di diabete di tipo 2, nel 2030 si stima un’incidenza dell’obesità pari al 50% della popolazione con costi molto elevati, “circa 72 bilioni di euro in termini di costi di salute e di produttività – fa notare Lenzi precisando - Non è una malattia legata al censo, non è una malattia dei più ricchi , anzi al contrario. Quindi è una malattia da prevenire, curare e da affrontare con un network. A livello internazionale. Per questo è stato creato Open (Open obesità policy engagement network) che è dedicato a spiegare alla società e ai politici che cosa è l’obesità, in quanto malattia, in quanto costo sociale, in quanto anticamera di patologie come il diabete di tipo 2, che sono chip di autodistruzione del sistema sanitario”.


“La vlckd ha un’azione importantissima nell’ambito della protezione cardiovascolare, sull’infiammazione. Sappiamo che l’alterosclerosi, l’obesità sono condizioni di infiammazione cronica e i corpi chetonici sono antinfiammatori – spiega il Prof. Massimiliano Caprio, responsabile del laboratorio di Endocrinologia cardiovascolare IRCCS San Raffaele Pisana e professore Università telematica San Raffaele Roma - ci sono studi che dimostrano che un intervento sugli stili di vita che si protragga nel tempo con un calo ponderale importante, del 10-15%, riduce l’incidenza del diabete e lo previene per anni. Quindi è una memoria metabolica favorevole che si mantiene a lungo. Le linee guida promosse dalla Sie sottolineano come sia utile un intervento con la vlckd in pazienti in cui la malattia è precoce ed è importante sia per migliorare il metabolismo glicoglucidico ma soprattutto per ridurre l’uso di farmaci”.

Dagli studi effettuati si evince che la chetosi per due mesi ha efficacia per due anni. “La dieta chetogenica Non è contrapposta alla dieta mediterranea. E’ bene chiarire che la dieta chetogenica – spiega ancora Caprio - va inserita in un programma nutrizionale per un breve periodo, che poi va a confluire su uno stile di vita che deve essere personalizzato su una dieta bilanciata, mediterranea”.

“Abbiamo visto: l’acne, la cefalea, le malattie neurodegenerative, il rischio oncologico. La chetogenica serve come terapia, perché quando usiamo questa dieta purtroppo siamo già in presenza di una patologia. Anche per questo deve essere sempre attentamente valutata sulla base delle condizioni del paziente. Abbiamo anche verificato controindicazioni – dice Caprio - se c’è uno scompenso grave, se c’è un infarto recente, se c’è un diabete di tipo 1. Quindi è una terapia che deve essere personalizzata”.

Nell’obesità grave la dieta chetogenica a basso contenuto calorico riesce a ridurre il peso per un tempo molto più lungo rispetto a una classica dieta ipocalorica. E questa non è una cosa banale per chi deve, tutta la vita, fare attenzione a quello che mangia. Le evidenze scientifiche dimostrano che questo tipo di trattamento migliora una serie di parametri metabolici: la dislipidemia, gli alti livelli di ldl i bassi livelli di hdl, l’ipertensione, l’obesità addominale, la steatosi epatica non alcolica e modifica una serie di ormoni legati al circuito della fame e della sazietà. Lo schema si basa su un principio chimico che influisce sul grasso viscerale e non sul tessuto muscolare.

Inoltre, la dieta vlckd è ritenuta sicura perché la chetosi non raggiunge livelli critici e non incide sull’efficienza renale ed epatica.

“La chetogenica risponde punto su punto a tutte le esigenze dei neuroni, che possono andare in sofferenza per diverse motivazioni”, ha spiegato in sintesi il Prof. Piero Barbanti che ha illustrato i benefici della dieta chetogenica in diversi casi di studio e relative patologie neurodegenerative. Inoltre “la letteratura dice in modo unanime che la dieta chetogenica ha un importante ruolo nel controllo dell’epilessia, induce l’assenza di crisi a tre mesi in più di un paziente su due e la riduzione di almeno il 50% delle crisi nell’85% dei casi”. “Per l’emicrania, abbiamo fatto una revisione della letteratura. Gli studi non sono tanti, ma vi è una netta prevalenza che ne attesta l’efficacia”. “Il razionale scientifico – conclude Barbanti - è molto forte, perché ciò che agisce potenziando l’attività energetica del neurone, ne potenzia la vita e ne contrasta la morte. La rapidità di azione è un altro effetto sorprendente”.

Peraltro è consigliata in alcuni tipi di sport. “La dieta chetogenica può trovare utilizzo negli sport di forza per esempio di combattimento, dove ci sono le categorie di peso. Può aiutare l’atleta a perdere peso senza compromettere la capacità performante, invece di utilizzare procedure come saune, la disidratazione, che sono pericolose – afferma Antonio Paoli, Presidente della Società italiana di scienze motorie e sportive Sismes - ci sono pochissimi dati per gli sport di squadra, calcio, palla canestro. Abbiamo condotto uno studio recentemente, abbiamo dimostrato che nei calciatori di medio livello, la dieta chetogenica permette di perdere peso, di essere in forma senza compromettere la performance. Negli sport di durata, triathlon, ciclismo, corsa, la situazione è un po’ più complessa. Alcuni studi dicono che c’è un miglioramento di risultato altri studi dicono che invece c’è un peggioramento. Un’altra cosa che è legata alle condizioni dell’atleta è l’effetto antinfiammatorio della dieta chetogenica. Per l’atleta l’allenamento è una condizione proinfiammatoria, necessaria da una parte per il miglioramento della prestazione, ma se prolungata, un eccesso può essere dannoso e metterlo a rischio infortunio. Quindi in questo caso la dieta chetogenica può avere efficacia”.

Vota questo contenuto